Milano 03.06.2006

Il primo ricordo che ho circa questo concerto è il momento dell’acquisto del biglietto, ben 3 mesi fa! La rivendita presso la quale mi servo abitualmente è gestita da una simpatica coppia di mezza età, appassionati di heavy metal da una vita e il marito, ogni volta che mi vede, mi dice “ah… tu sei la fan dei Def Leppard!”. Bè, quel giorno mi apostrofa con un “davvero sono in concerto? Ma sono ancora in giro? E sono sempre gli stessi?” Al che io incrocio le dita e gli rispondo “ringraziando il cielo sì… è un po’ che non cambiano formazione!”
Forse quello che “la massa” ricorda di loro è la serie innumerevoli di disgrazie che li ha colpiti nel corso degli anni… ma quello che ho visto sabato sera sicuramente non ricorda niente di tutto questo: è un gruppo di leoni, per niente finiti! che con il loro entusiasmo, la potenza della loro musica e la loro professionalità ha regalato ai loro fans presenti (ahimè, purtroppo non tantissimi…) una serata davvero indimenticabile!

Personalmente sono arrivata all’Idroscalo solo alle 6 di sabato sera, in tempo per vedere la fine del concerto degli Halloween (non male, devo dire… esilarante il coro che accompagna la fine della loro esibizione “Happy Happy Halloween…. Halloween… Halloween!) e assistere a quello dei MotorHead: questi ultimi li conoscevo solo di fama ma devo ammettere che è stato bello assistere al loro concerto, una potenza di suono davvero notevole, così come la simpatia dimostrata nei confronti del pubblico dai loro componenti! al mio arrivo avevo “conquistato” con facilità un posto dietro la transenna a ridosso della fossa sotto il palco ma al primo accenno di pogo sono stata costretta ad indietreggiare prudentemente in una zona più tranquilla ed è da lì che ho seguito lo show, in mezzo ad una folla che mi sembra vivere di “pane e metallo”… e da lì non posso fare a meno di notare un ragazzo (oddio, ragazzo… credo che sia a ridosso della quarantina!) accanto a me: sembra un clone di Gene Simmons! Capelli lunghi, abbigliamento “total dark”, labbra disegnate con rossetto nero… Ma ad impressionarmi non è tanto il suo aspetto quanto il suo modo di vivere quel momento musicale: per tutta la durata del concerto  non smette un attimo di fare headbanging, i lunghi capelli neri al vento e mimare un suo personalissimo concerto, nel quale probabilmente lui è il bassista di questo suo “immaginario” gruppo! Non posso fare a meno di rimanere affascinata da questo suo modo di vivere la musica, totalmente libero e quasi in “comunione” con quello che sta accadendo sul palco…
Al termine del concerto dei MotorHead con mio grande dispiacere noto che molti dei presenti (la frangia un po’ più “dura”…) lasciano il prato in vista del concerto dei nostri eroi ma tutto sommato ne sono felice, dato che la cosa mi consente di guadagnare qualche metro verso il palco! 

Ormai l’entusiasmo dei fans del leopardo è alle stelle e quando parte l’intro di We Will Rock You ci ritroviamo tutti con le braccia in alto, a battere le mani al ritmo della batteria dei miei adorati Queen, con la voce di Freddie che sembra il degno saluto ai  ragazzi che arrivano… dopo dieci anni finalmente sono tornati! La potenza di suono che esplode al primo brano è qualcosa che provoca una sorta di scarica elettrica, qualcosa che ti attanaglia lo stomaco e ti fa pensare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le ore in piedi sotto il sole cocente, gli spintoni (ah… approfitto per “ringraziare” un’ignota brunetta con la maglietta di Hysteria… mi ha dato una spallata che a momenti mi butta in terra!) e tutto il resto… bè, ne valevano la pena, senza ombra di dubbio! I ragazzi sono in una forma splendida e anche se devo ammettere che ho staccato gli occhi di dosso a Phil forse solo il tempo di cambiare le batterie alla fotocamera… bè, non posso fare a meno di considerare che sembrano poco più che ragazzi e non ultra-quarantenni! Qualche considerazione prettamente “da femminuccia”? Joe al solito era un po’ “impaciocchito” ma Vivian invece stava veramente bene, Rick (ahimè!) l’ho visto poco e niente, semi-nascosto dietro la batteria, Sav era in uno dei suoi completini bianchi troppo ma troppo belli e con il suo basso con la Union Jack e Phil… che dire di Phil? Philiph “Highlander” Kennet Collen è una vera forza della natura, non so cos’altro dire! Leggermente dimagrito e come al solito senza maglietta già dalla prima canzone ha regalato sorrisi ed assoli da brivido per tutta la sera! È davvero incredibile, mentre chiude gli occhi, perso nella sua musica, mentre sorride deliziato al pubblico, mentre ancheggia (sì… ancheggia!) in maniera sexy per il palco e mentre si concede senza tregua al pubblico, tra cui anche i pochi rimasti tra la frangia più “estrema” non possono fare a meno di notare e apprezzare il suo talento… Ad un certo punto durante l’assolo di Rocket il clone di Gene di cui parlavo prima mi lancia un’occhiata come a dire “mica male, il biondino!”

Forse gli unici momenti in cui l’attenzione dei presenti mi sembra calare leggermente sono durante le canzoni tratte da Yeah ma bisogna dire che il cd è uscito solo pochi giorni prima dello show, forse non tutti hanno avuto il tempo di ascoltarlo a dovere ma per il resto la scelta di comporre la set list quasi interamente dal loro vecchio materiale riempie di entusiasmo i presenti e ci ritroviamo tutti a cantare come dei pazzi, mentre i ragazzi ci regalano uno concerto musicalmente ai limiti della perfezione! Nonostante le numerose dichiarazioni “discutibili” che ci ha “regalato” nel corso degli anni Vivian rimane sempre un grande della chitarra, oso dire forse uno dei migliori chitarristi del panorama rock e il suo concerto è impeccabile ma la presenza di Steve si avverte in ogni angolo di quel parco, in ogni nota della “sua” musica, la musica che ci ha regalato per sempre nei pochi anni che il destino ha regalato a lui ed a noi… ma come ha detto una volta Rick, in un’intervista che ho letto “Steve è con noi ogni sera che saliamo su quel palco…” e voglio credere che sia proprio così.

Quell’oretta e mezza scarsa passa davvero in quelli che sembrano pochi secondi e quando finisce stento ancora a smaltire l’emozione e la gioia per quello che ho visto… la speranza di tutti è quella che non passino di nuovo dieci anni per il prossimo show: forse non siamo lo sconfinato pubblico americano ma credo che il nostro amore per loro e la nostra “dedizione” meritino qualcosina in più, no?
Mentre mi avvio verso la macchina, con ancora nelle orecchie le note della musica che tanto amiamo, i miei pensieri vengono interrotti da una voce dolce ed educata che mi chiede indicazioni su come raggiungere Linate, per poter recuperare la 73 che lo riporti verso casa… quando mi giro uno dei visi più dolci che abbia mai visto mi sta guardando sorridendo, attendendo la mia risposta: è il viso pulito e cordiale di un diciottenne con una felpa nera dei MotorHead, i riccioli castani e gli occhi ridenti. Dato che non sono pratica della zona gli consiglio di chiedere al posteggiatore e visto che raggiungere la fermata si presenta un’impresa abbastanza ardua mi offro di accompagnarlo (cosa che, francamente, dubito avrei fatto se fossi stata da sola… purtroppo viviamo in un mondaccio…). Mentre attendiamo mi allunga la mano con allegria e mi dice “a proposito… io sono Marco, piacere!” e nei pochi minuti che ci separano dall’attesa dei miei accompagnatori non possiamo fare a meno di commentare la serata appena trascorsa, chiacchierando come due vecchi amici, con considerazioni “tecnico-musicali” sullo show e anche alcune di “colore” sui presenti… le risate e le battute si sprecano, come se ci conoscessimo da anni invece che da pochi minuti e quando lo lasciamo a due passi da casa non smette di ringraziarmi… credo che non avrei potuto immaginare un finale di serata più carino di questo…
Quando Martin mi ha chiesto di scrivere qualcosa circa il concerto di sabato ho pensato subito che l’avrei fatto con piacere, tanto era il mio entusiasmo ma ho avuto anche qualche dubbio, perché so che tra voi c’è gente “tecnicamente” molto competente e io sicuramente non sono in grado di fornire un parere “professionale” adeguato… bè, il mio è solo l’entusiasmo puro e sincero di una fan ma se dovessi dare un volto a questa serata credo che forse in realtà ne avrebbe due: il volto duro, “selvaggio” e perso nella potenza del metal del “vecchio metallaro” accanto a me e quello dolce, puro ed educato di Marco… insieme, nella stessa serata, per vedere cinque ragazzi (e sottolineo: ragazzi!) meravigliosi ed unici, che nonostante siano stati colpiti più volte e duramente dalla vita sono sempre insieme, più forti che mai…

Leppard Forever!

Silvia