Il primo ricordo che ho circa questo concerto è il
momento dell’acquisto del biglietto, ben 3 mesi fa!
La rivendita presso la quale mi servo abitualmente è
gestita da una simpatica coppia di mezza età, appassionati
di heavy metal da una vita e il marito, ogni volta che mi
vede, mi dice “ah… tu sei la fan dei Def
Leppard!”. Bè, quel giorno mi apostrofa con un
“davvero sono in concerto? Ma sono ancora in giro? E
sono sempre gli stessi?” Al che io incrocio le dita e
gli rispondo “ringraziando il cielo sì… è un
po’ che non cambiano formazione!”
Forse quello che “la massa” ricorda di loro è
la serie innumerevoli di disgrazie che li ha colpiti nel
corso degli anni… ma quello che ho visto sabato sera
sicuramente non ricorda niente di tutto questo: è un gruppo
di leoni, per niente finiti! che con il loro entusiasmo, la
potenza della loro musica e la loro professionalità ha
regalato ai loro fans presenti (ahimè, purtroppo non
tantissimi…) una serata davvero indimenticabile!
Personalmente sono arrivata all’Idroscalo solo
alle 6 di sabato sera, in tempo per vedere la fine del
concerto degli Halloween (non male, devo dire…
esilarante il coro che accompagna la fine della loro
esibizione “Happy Happy Halloween….
Halloween… Halloween!) e assistere a quello dei
MotorHead: questi ultimi li conoscevo solo di fama ma devo
ammettere che è stato bello assistere al loro concerto, una
potenza di suono davvero notevole, così come la simpatia
dimostrata nei confronti del pubblico dai loro componenti!
al mio arrivo avevo “conquistato” con facilità
un posto dietro la transenna a ridosso della fossa sotto il
palco ma al primo accenno di pogo sono stata costretta ad
indietreggiare prudentemente in una zona più tranquilla ed
è da lì che ho seguito lo show, in mezzo ad una folla che
mi sembra vivere di “pane e metallo”… e
da lì non posso fare a meno di notare un ragazzo (oddio,
ragazzo… credo che sia a ridosso della quarantina!)
accanto a me: sembra un clone di Gene Simmons! Capelli
lunghi, abbigliamento “total dark”, labbra
disegnate con rossetto nero… Ma ad impressionarmi
non è tanto il suo aspetto quanto il suo modo di vivere
quel momento musicale: per tutta la durata del
concerto non smette un attimo di fare headbanging, i
lunghi capelli neri al vento e mimare un suo personalissimo
concerto, nel quale probabilmente lui è il bassista di
questo suo “immaginario” gruppo! Non posso fare
a meno di rimanere affascinata da questo suo modo di vivere
la musica, totalmente libero e quasi in
“comunione” con quello che sta accadendo sul
palco…
Al termine del concerto dei MotorHead con mio grande
dispiacere noto che molti dei presenti (la frangia un
po’ più “dura”…) lasciano il prato
in vista del concerto dei nostri eroi ma tutto sommato ne
sono felice, dato che la cosa mi consente di guadagnare
qualche metro verso il palco!
Ormai l’entusiasmo dei fans del leopardo è alle stelle e quando parte l’intro di We Will Rock You ci ritroviamo tutti con le braccia in alto, a battere le mani al ritmo della batteria dei miei adorati Queen, con la voce di Freddie che sembra il degno saluto ai ragazzi che arrivano… dopo dieci anni finalmente sono tornati! La potenza di suono che esplode al primo brano è qualcosa che provoca una sorta di scarica elettrica, qualcosa che ti attanaglia lo stomaco e ti fa pensare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le ore in piedi sotto il sole cocente, gli spintoni (ah… approfitto per “ringraziare” un’ignota brunetta con la maglietta di Hysteria… mi ha dato una spallata che a momenti mi butta in terra!) e tutto il resto… bè, ne valevano la pena, senza ombra di dubbio! I ragazzi sono in una forma splendida e anche se devo ammettere che ho staccato gli occhi di dosso a Phil forse solo il tempo di cambiare le batterie alla fotocamera… bè, non posso fare a meno di considerare che sembrano poco più che ragazzi e non ultra-quarantenni! Qualche considerazione prettamente “da femminuccia”? Joe al solito era un po’ “impaciocchito” ma Vivian invece stava veramente bene, Rick (ahimè!) l’ho visto poco e niente, semi-nascosto dietro la batteria, Sav era in uno dei suoi completini bianchi troppo ma troppo belli e con il suo basso con la Union Jack e Phil… che dire di Phil? Philiph “Highlander” Kennet Collen è una vera forza della natura, non so cos’altro dire! Leggermente dimagrito e come al solito senza maglietta già dalla prima canzone ha regalato sorrisi ed assoli da brivido per tutta la sera! È davvero incredibile, mentre chiude gli occhi, perso nella sua musica, mentre sorride deliziato al pubblico, mentre ancheggia (sì… ancheggia!) in maniera sexy per il palco e mentre si concede senza tregua al pubblico, tra cui anche i pochi rimasti tra la frangia più “estrema” non possono fare a meno di notare e apprezzare il suo talento… Ad un certo punto durante l’assolo di Rocket il clone di Gene di cui parlavo prima mi lancia un’occhiata come a dire “mica male, il biondino!”
Forse gli unici momenti in cui l’attenzione dei presenti mi sembra calare leggermente sono durante le canzoni tratte da Yeah ma bisogna dire che il cd è uscito solo pochi giorni prima dello show, forse non tutti hanno avuto il tempo di ascoltarlo a dovere ma per il resto la scelta di comporre la set list quasi interamente dal loro vecchio materiale riempie di entusiasmo i presenti e ci ritroviamo tutti a cantare come dei pazzi, mentre i ragazzi ci regalano uno concerto musicalmente ai limiti della perfezione! Nonostante le numerose dichiarazioni “discutibili” che ci ha “regalato” nel corso degli anni Vivian rimane sempre un grande della chitarra, oso dire forse uno dei migliori chitarristi del panorama rock e il suo concerto è impeccabile ma la presenza di Steve si avverte in ogni angolo di quel parco, in ogni nota della “sua” musica, la musica che ci ha regalato per sempre nei pochi anni che il destino ha regalato a lui ed a noi… ma come ha detto una volta Rick, in un’intervista che ho letto “Steve è con noi ogni sera che saliamo su quel palco…” e voglio credere che sia proprio così.
Quell’oretta e mezza scarsa passa davvero in
quelli che sembrano pochi secondi e quando finisce stento
ancora a smaltire l’emozione e la gioia per quello
che ho visto… la speranza di tutti è quella che non
passino di nuovo dieci anni per il prossimo show: forse non
siamo lo sconfinato pubblico americano ma credo che il
nostro amore per loro e la nostra “dedizione”
meritino qualcosina in più, no?
Mentre mi avvio verso la macchina, con ancora nelle
orecchie le note della musica che tanto amiamo, i miei
pensieri vengono interrotti da una voce dolce ed educata
che mi chiede indicazioni su come raggiungere Linate, per
poter recuperare la 73 che lo riporti verso casa…
quando mi giro uno dei visi più dolci che abbia mai visto
mi sta guardando sorridendo, attendendo la mia risposta: è
il viso pulito e cordiale di un diciottenne con una felpa
nera dei MotorHead, i riccioli castani e gli occhi ridenti.
Dato che non sono pratica della zona gli consiglio di
chiedere al posteggiatore e visto che raggiungere la
fermata si presenta un’impresa abbastanza ardua mi
offro di accompagnarlo (cosa che, francamente, dubito avrei
fatto se fossi stata da sola… purtroppo viviamo in
un mondaccio…). Mentre attendiamo mi allunga la mano
con allegria e mi dice “a proposito… io sono
Marco, piacere!” e nei pochi minuti che ci separano
dall’attesa dei miei accompagnatori non possiamo fare
a meno di commentare la serata appena trascorsa,
chiacchierando come due vecchi amici, con considerazioni
“tecnico-musicali” sullo show e anche alcune di
“colore” sui presenti… le risate e le
battute si sprecano, come se ci conoscessimo da anni invece
che da pochi minuti e quando lo lasciamo a due passi da
casa non smette di ringraziarmi… credo che non avrei
potuto immaginare un finale di serata più carino di
questo…
Quando Martin mi ha chiesto di scrivere qualcosa circa il
concerto di sabato ho pensato subito che l’avrei
fatto con piacere, tanto era il mio entusiasmo ma ho avuto
anche qualche dubbio, perché so che tra voi c’è gente
“tecnicamente” molto competente e io
sicuramente non sono in grado di fornire un parere
“professionale” adeguato… bè, il mio è
solo l’entusiasmo puro e sincero di una fan ma se
dovessi dare un volto a questa serata credo che forse in
realtà ne avrebbe due: il volto duro,
“selvaggio” e perso nella potenza del metal del
“vecchio metallaro” accanto a me e quello
dolce, puro ed educato di Marco… insieme, nella
stessa serata, per vedere cinque ragazzi (e sottolineo:
ragazzi!) meravigliosi ed unici, che nonostante siano stati
colpiti più volte e duramente dalla vita sono sempre
insieme, più forti che mai…
Leppard Forever!
Silvia